la comunicazione efficace

Saper comunicare significa saper vivere. Esiste un rapporto stretto tra la comunicazione e la vita.

Fin da quando siamo nella pancia della nostra mamma, comunichiamo. Essa è la prima cosa che impariamo ancor prima di imparare a parlare o camminare.

La comunicazione vive nella relazione quindi, non esiste comunicare se non si è almeno, essa non è scontata.

Ricordo ancora quando circa quindici anni fa,  studiai la comunicazione umana attraverso gli studi di Paul Watzlawick che approfondito a lungo la comunicazione, la sua influenza sulle persone e gli effetti che ha sul comportamento, riassumendo nel suo libro “Pragmatica della comunicazione umana” che oggi si studia nelle migliori Università Italiane e del mondo.

Il primo assioma che Paul Watzlawick scrive nel libro è  “non si può non comunicare”.

La parola è la componente umana che, anche  non verbale, incide fortemente.

Spesso quando devo dare supporto qualcuno che vive un dolore,  è più efficace stare in silenzio accanto a lui che mettere in fila 5 parole, credimi è così.

Come comunichi, ogni giorno?

“Con ogni comportamento” è la risposta giusta.

Ma sai cosa vuol dire veramente questo?

La comunicazione è uno strumento che influenza le tue interazioni con amici, partner, colleghi, sconosciuti, capace di determinare l’andamento positivo o negativo delle relazioni.

Fare silenzio, dare una pacca sulle spalle, fare una carezza, stare semplicemente accanto ad una persona a volte comunica più di mille parole. La nostra comunicazione è molto spesso non verbale.

Tante volte, con amici che condividiamo gli stessi ideali cristiani, ci siamo ritrovati ad affrontare questioni difficili: prendere decisioni importanti per altre persone. Quello che ci ha sempre aiutato è stato mettere prima della comunicazione, l’ascolto. Fare il vuoto per Amore, per ascoltare profondamente l’altro, poi dire la nostra tutti con l’atteggiamento che Gesù ci ha insegnato dell’Amore Reciproco. Questo trasforma.

Ma oltre al comportamento, comunichiamo con le parole.

Lo strumento principe della comunicazione è la Parola.

La comunicazione è un mezzo e come tutti i “mezzi” bisogna sempre avere consapevolezza dello scopo.

Come riconoscere allora la giusta comunicazione?

La giusta comunicazione è quella che aumenta e migliora le relazioni tra le persone e non la distrugge.

La comunicazione oggi con l’avvento dei social media del linguaggio digital è diventata più veloce e accorcia le distanze se utilizzata bene ma ha dei limiti, ricordiamocelo.

Ho letto una frase che mi ha colpito qualche giorno fa che diceva:

<< I primi telefoni serviranno per restare insieme anche a distanza. Gli ultimi per isolarsi anche in prossimità.>>

Il problema è sempre lo stesso.

Come utilizzi gli strumenti per comunicare?

Personalmente amo l’innovazione perché oggi ci permette di fare cose incredibili, tuttavia bisogna sempre di più avere davanti lo scopo.

la comunicazione come tutti gli strumenti potenti, spesso viene utilizzata in modo negativo per scopo di vantaggio personale  come succede con alcune volte nelle campagne di marketing che colpiscono brutalmente personalità più deboli.

So benissimo che non si può non comunicare per cui anche se non parlo anche se non dico una parola, sto vicino a lui e basta.

Questo mi porta porta spesso a rendermi conto quanto la comunicazione sia relazione, sia vita.  

Viviamo in un momento in cui la comunicazione viene confusa con la diffusione di informazioni, un po’ quello che avviene ogni tanto oppure spesso digitando una frase una parola all’interno della nostra bacheca Facebook.

Beh quello non è “comunicare” quelle semplicemente “diffondere” perché spesso non abbiamo la percezione di chi ha visto la sicurezza di chi ha visto il messaggio e di chi l’ha ricevuto e manca di un aspetto fondamentale che l’aspetto umano.

Stiamo attenti quindi e utilizziamo la comunicazione per migliorare noi e tutto il mondo.

 

Parliamo di comunicazione efficace. Quando comunichiamo qualcosa, siamo veramente efficaci nel fare arrivare il messaggio al nostro interlocutore?

Quello che comunichiamo viene percepito dall’altra parte esattamente come intendiamo noi? Riusciamo ad arrivare all’obiettivo della nostra comunicazione?

Noi che ci occupiamo di digitalizzazione, di innovazione, di gestione dei dati personali e della loro comunicazione ed elaborazione, non possiamo che conoscere in maniera approfondita come funziona la comunicazione umana.

Ci aiuta in questo un noto personaggio che viene studiato all’università, soprattutto nelle facoltà di scienze della formazione, di psicologia, ma anche in altre discipline accademiche. Nel 1967, Paul Watzlawick, un professore, psicologo e filosofo austriaco, dopo diversi studi e osservazioni scrisse una pubblicazione, grazie alla quale possiamo apprendere quali siano i 5 assiomi della comunicazione umana.

Andiamo ad analizzarli.

  1. Non si può non comunicare.

È vero, qualsiasi cosa comunica, anche il silenzio. Se sto zitto, comunico qualcosa. Anche l’assenza di una persona può esprimere qualcosa. La comunicazione, infatti, non è dettata solo dal significato strettamente legato alle parole, ma esiste un messaggio nascosto, chiamato meta-messaggio. Questa informazione arriva attraverso altri canali che non siano quelli verbali, ovvero i canali non verbali. Si deve tenere conto del modo in cui le cose vengono dette, quindi la comunicazione varia al variare di tono, frequenza e ritmo della voce, o anche l’espressione fatta, le pause inserite fra le parole, ed i gesti che le accompagnano.

Pertanto il messaggio non è mai limitato unicamente al testo ed al contenuto delle parole. La comunicazione efficace coincide con una comunicazione che fa corrispondere il meta-messaggio, quello nascosto e fra le righe, con quello che realmente si ha intenzione di comunicare.

2. Si può distinguere un livello di contenuto ed uno di relazione

Esistono due fattori principali di cui ogni comunicazione è composta, ovvero la parte legata ai contenuti e la parte legata alle relazioni interpersonali.

Ed entrambi devono essere di ottima qualità per ottenere la massima efficacia della comunicazione.

Ci accorgiamo dell’imprescindibilità del loro legame quando ci capita di ricevere un feedback negativo alle nostre comunicazioni. A volte non sono i contenuti della nostra comunicazione a farci ottenere questo risultato negativo, piuttosto un problema relazionale.

Ti sarà capitato almeno una volta nella vita di invitare qualcuno diverse volte ad uscire e passare del tempo insieme ma, nonostante di volta in volta hai diversificato la proposta suggerendo di andare a cena piuttosto che al cinema o a consumare un aperitivo, ti viene sempre propinata una scusa per non uscire.

L’appuntamento viene sempre rimandato ad un’altra giornata, e l’interlocutore ci dice di non avere tempo per la cena, o di non avere voglia di andare al cinema giusto quella sera.

Leggendo fra le righe, la risposta che ogni volta ci viene detta è sempre uguale: un chiaro no. In questi casi non ha alcun esito positivo cambiare il contenuto della nostra comunicazione, ovvero quale attività svolgere con l’altra persona, ma dobbiamo piuttosto spostare la nostra attenzione su quello che non va nella relazione interpersonale; così risulta molto più sensato, ai fini comunicativi, fermarsi a chiedere all’altra persona “cosa non va nella nostra relazione interpersonale?”

3. La punteggiatura degli eventi – soggettività

La natura di una comunicazione dipende dalla “punteggiatura” degli eventi. Per la totale comprensione del messaggio che si sta comunicando, risulta fondamentale capirne il contesto e il punto di vista degli interlocutori, fattori entro i quali ogni comunicazione prende forma. Nella stragrande maggioranza dei litigi, ad esempio, a farla da padrone è la mancanza di comprensione del punto di vista altrui. Si dà per scontato che la propria punteggiatura sia l’unica interpretazione comunicativa possibile, rendendo di fatto la comunicazione fallimentare

4. Verbale, paraverbale e non verbale…analogica e digitale

Esiste un tipo di comunicazione analogica, dove la comprensione avviene per similitudine e quindi non si può definire precisa. Si tratta di tutto quello che riguarda la comunicazione visiva e non verbale. Esiste poi un tipo di comunicazione più precisa, fatta di codici e linguaggi, ed è quella testuale e del linguaggio della parola. È fondamentale imparare a distinguere tra tutte le informazioni quelle che ci arrivano in formato analogico, e quindi sensazioni ed osservazioni, saper fare distinzione tra ciò che è connotativo e ciò che è denotativo. Quindi è essenziale, ai fini di una buona comunicazione, saper discernere i fatti da ciò che è un’impressione o un’interpretazione del linguaggio visivo e non verbale.

5. Simmetrica e complementare

La comunicazione è simmetrica quando le posizioni delle persone che parlano sono di pari livello, mentre la comunicazione è complementare quando le posizioni degli interlocutori sono su due piani differenti. Se un insegnante comunica con un suo collega, oppure due alunni comunicano fra loro, si tratta di comunicazione simmetrica. Se un insegnante comunica con un alunno e viceversa, o un genitore parla con il proprio figlio, allora la comunicazione è complementare.

Se la nostra necessità è quella di raggiungere un buon livello comunicativo, coerentemente con i nostri scopi lavorativi e personali, risulta fondamentale conoscere a fondo il funzionamento della comunicazione umana, per poterla sfruttare al meglio.

Buona comunicazione a tutti!

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