Analfebetismo digitale e sguardo al futuro

La società dell’informazione connota una realtà socio-economica in cui gran parte della produzione e dei servizi dipende dalle elaborazioni delle informazioni; a creare questa realtà sono state non le cittadelle elettroniche e le autostrade informatiche di Clinton e Gore ma le persone e il loro comportamento.

Futuro digitale ?

Non tutte, purtroppo, ma soltanto quelle che riescono ad accendervi, sia per cultura o per possibilità.

Ma il problema dell’accesso aumenta se a limitarne la democraticità sono i governi ed i grandi poteri industriali.

La società dell’informazione viene minacciata tutti giorni dai vecchi poteri che fino a ieri hanno detenuto enormi interessi e che vedono minacciati i vantaggi acquisiti.

L’e-cittadino non ha più bisogno di acquistare un‘enciclopedia perché prende le fonti dalla rete, guarda sempre meno la tv, la discografia e il cinema hanno un nemico in più.

Infine la rete, internet, il cittadino elettronico è minacciato dalla vecchia politica tradizionale che rallenta molti processi perché teme di perderne il controllo.

Questo succede in tutte le parti del mondo.   Se poi ci si chiede se un governo digitale, o meglio un modello di democrazia elettronica, è la forma conclusiva della democrazia occidentale, nata in Grecia; In altre parole se essa rappresenta la possibilità ultima per una società – non solo formalmente- aperta dove è esclusa ogni forma di barbarie, di prevaricazione e di intolleranza, è indubbio che una risposta positiva, assolutamente positiva, non può ancora essere data.

Il processo è sul divenire.

Nelle intenzioni del creatore di WIKILEAKS – personalità indubbiamente complessa e contraddittoria- vi è l’idea di una società assolutamente trasparente dove non esiste segreto informatico, dove tutto è comunicabile a tutti al di là del contenuto.

Alcuni hanno fatto notare come in ciò si può nascondere un ulteriore rischio per la democrazia.

L’idea di uno stato edenico è stata, durante il secolo breve, la premessa indispensabile alla nascita degli stati totalitari.

L’idea di una democrazia digitale assolutamente aperta può innescare il rischio di trasformare l’intera rete in un dark side.

D’altra parte è vero che in democrazia esiste il paradosso di Solgenitsin: il popolo ha diritto di non sapere ciò che non gli interessa.

 

Se una democrazia reale, con la complessità dei rapporti che si creano all’interno e all’esterno dello stato, non ha diritto al segreto e alla riservatezza,   il vantaggio in termini di democrazia reale è per il cittadino o per gli stati ancora dominati da dittature rigide che nulla concedono sul piano dei diritti? Anche sui discorsi che riguardano la democrazia digitale l’appello al realismo è quasi una necessità dettata dal più ovvio pragmatismo.

La democrazia digitale è un vantaggio straordinario per la vita reale del cittadino se non assurge a desiderio estremo di un eden che neanche la rete può concedersi senza il rischio di implodere.

Intanto più che l’ansia divorante per una democrazia totale e assolutamente trasparente, altro dovrebbe inquietare le menti di chi lavora per un web a misura d’uomo e di democrazia.

0ccorre il superamento   totale e reale dell’analfabetismo digitale che rischia di trasformare milioni di cittadini negli schiavi dell’antica Grecia completamente esclusi da ogni partecipazione alla vita democratica.

 

O peggio di avere milioni di meceti, stranieri del web e nel web, uomini con un bagaglio minimo di alfabetizzazione digitale all’oscuro da ogni interesse verso la rete e le problematiche della e-democracy.

In Italia si discute e si progettano servizi al cittadino, ma poco si parla di un livello superiore di comunicazione con il governo in un progetto di e-democracy.

La politica oggi è affascinata dall’idea che l’intervento democratico dei cittadini sul web su tutti i temi che inquietano il mondo possa essere la medicina al continuo calo della partecipazione democratica ai processi decisionali, fenomeno registrato in tutti i paesi.

Lo sviluppo della cultura digitale degli internauti e del pensiero critico dei cittadini può creare problemi a chi pensa ancora di controllare gli utenti.

La possibilità di e per tutti di discutere su tutto sembra prefigurare la nascita di una nuova sfera pubblica, con regole e strumenti propri.

Il potere politico, però, costretto nella definizione delle regole, si trova davanti un conflitto d’interesse; il paradosso sta nel regolamentare una realtà libera per sua natura.

Il governo elettronico guarda ai cittadini ma non dimentica le attività produttive. Un’azienda che vuole essere competitiva su base internazionale deve poter sburocratizzare quei percorsi lenti e farraginosi nella gestione delle pratiche e istanze con il governo.

Ma cosa sta succedendo alle aziende mondiali? Le aziende si stanno trasformando ? Siamo davanti ad un’economia nuova ?

Le aziende più produttive stanno già “dematerializzando” i propri processi produttivi.

L’informatizzazione sta portando ad una reinterpretazione dei processi di lavoro mediante dei software che hanno cambiato il modo di lavorare; I processi interni di un’azienda sono sempre più snelliti dal software che toglie sempre più forza lavoro.

All’interno dell’ ”azienda pubblica”, quello che sembra un semplice processo di “trasformazione” di un documento cartaceo in un codice elettronico, è forse l’inizio di un vero e-government ?

Il software sempre più evoluto emula sempre più il cervello umano dando vita a processi informatizzati che sostituiscono perfettamente il lavoro del personale;

I messi comunali notificatori dovranno cercarsi un altro lavoro come anche gli addetti ai certificati anagrafici, uffici relazione con il pubblico che saranno sportelli virtuali dove il software riconoscerà e risponderà alle “familiar question “ .

Ogni altro settore gestionale interno della macchina pubblica sarà supportato da un processo elettronico che ridurrà sensibilmente la necessità di impiegati attraverso la meccanizzazione di tutti i procedimenti e provvedimenti che avvengono all’interno della pubblica amministrazione misurando le performance di espletamento delle istanze della aziende e cittadini.

La disoccupazione è già una delle prime ed importanti conseguenze che la informatizzazione ha sulla nostra economia che sotto la bandiera del progresso cambia e si trasforma, caratterizzata dalla comunicazione istantanea e dallo scambio immediato delle informazioni.

A noi tutti sembra che si avrà una reale evoluzione della società e degli uomini, ma nessuno sa se in realtà noi saremo ancora più ingabbiati in questi meccanismi regolati, quasi congegni automatici di democrazia. Il rischio, se così si può dire, è che in questa corsa digitale a dettare le regole saranno le aziende private e non i governi

E’ evidente il rischio di uno scontro fra i governi e i poteri forti. In un futuro prossimo, quando i governi – convinti di dover decidere e regolare la vita del cittadino- vorranno dettare leggi nei confronti di strutture private aziende e multinazionali che, nel frattempo, si sono create da sole, in piena autonomia, con una vita ed un ecosistema proprio fino ad allora invisibile agli occhi delle democrazie, troveranno una forte opposizione, quasi un conflitto digitale.

Non dobbiamo stupirci quando il governo americano diventa il cliente più importante dell’azienda “facebook” perché ha bisogno di una banca dati per contro lo spionaggio e la sicurezza nazionale; Il potere invisibile degli standard come il file in PDF sono diventate delle multinazionali, poi delle società globalizzate, ed infine superiori agli stessi Stati, tagliando i Paesi trasversalmente e dividendo i popoli non per lingua o per religione, ma per cyberspazi e se qualcuno vuole ribellarsi a questo progresso può sempre scendere in piazza, ovviamente virtuale su un “social-network”.

Specchio della società in formato digitale come facebook che ingannano le persone inducendole a dare la propria vera identità in un gioco tra reale e virtuale dove alla fine è l’azienda che incassa l’identità del singolo e la trasforma in profitto.

Per la sua struttura, Facebook fornisce una mole di dati non solo in termini di dati personali degli utenti (generalità e residenza) ma anche per i gusti, gli interessi, l’istruzione e la professione, aprendo una finestra diretta per ogni tipo di sondaggio.

La società ovviamente è assolutamente autorizzata da tutti i suoi iscritti a utilizzare quei dati, avendo accettato il contratto – pena la mancata iscrizione – che permette alla piovra Facebook di utilizzare tali informazioni per scopo di lucro.

Nel frattempo la pubblica amministrazione avrà progredito, sarà divenuta più snella (forse).

Un distributore automatico di certificati che ci impone di pagare continuamente un qualcosa di intangibile ed immateriale?

Dove ogni cittadino dovrà necessariamente avere un posto telematico certificato, una residenza digitale con annessa posta elettronica dove far arrivare ogni tipo di comunicazione con valenza di raccomandata con ricevuta di ritorno con garanzia di deposito delle comunicazioni relative al pagamento delle tasse ?

La certificazione digitale continuerà ad essere delegata ai privati come lo è oggi.            Forse non tutti sanno che lo Stato stesso non ha un sistema di certificazione digitale proprio e non li venderà, bensì li comprerà da privati come fa oggi, sperando che questi non abuseranno della loro posizione di monopolista incontrastabile. I documenti digitali nativi verranno conservati da aziende private che creeranno centri unici di backup ?

Ma la crisi globale forse porterà ad un riassetto di logiche di vita sociale dove a sopravvivere saranno solo coloro che sono in grado di produrre e scambiare qualcosa di materiale, che non sarà distrutto e cancellato dal digitale e che potrà essere ancora usato in futuro per produrre e scambiare valore.

Chi lo sa ….

Buon cielo sereno.

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