DICENDO “MA ABBIAMO FATTO SEMPRE COSÌ” UCCIDI L’INNOVAZIONE

[ Tratto dal Libro The Switcher di Marco La Diega ]

Non sapete quante volte mi sento ripetere questa frase durante il mio lavoro. Molti la sfruttano quasi come una trincera che certifichi la validità di un processo data la sua applicazione continuativa negli anni.

Inutile dire che questo atteggiamento uccida l’innovazione.

Grace Murray Hopper, la donna che sviluppò uno dei primi computer digitali, diceva

<<La frase più pericolosa in assoluto è ‘Abbiamo sempre fatto così’>>.

Grace fu definita da molti una pioniera della programmazione informatica.

Mi piace definirla una switcher ante tempum.

Arruolatasi nel 1943, divenne famosa per il suo lavoro sul primo computer della marina, Harvard Mark I, oltre che per la standardizzazione del linguaggio per i computer militari.

Ricevette nel corso della sua vita diverse onorificenze, grazie soprattutto al suo spirito d’innovazione che purtroppo oggi risulta assente nelle pubbliche amministrazioni dove il passaggio al digitale viene vissuto come una mera esecuzione di una norma.

Non si coglie piuttosto come l’utilizzo delle nuove tecnologie e in generale il passaggio al digitale possa semplificare e snellire le procedure interne a una Pubblica Amministrazione.

Il tutto richiede però certamente una prassi nuova che potrebbe trovare problemi applicativi sia per quanto riguarda il piano umano, poiché sconvolge le abitudini di operatori troppo abitudinari, che in riferimento alla norma per via del suo necessario procedimento amministrativo.

Adesso seguimi che ti racconto una breve storia veramente accaduta.

Mi trovo dentro l’Ufficio di un Comune Siciliano e sto facendo formazione all’interno dell’Ufficio tributi.

Come è noto nel 1993 è stata introdotta in Italia l’Imposta Comunale sugli Immobili (ICI).

In quegli anni iniziano anche le attività correlate di accertamento che consiste nell’indagare il mancato pagamento dell’imposta da parte del cittadino o di un’azienda.

La lotta all’evasione ed elusione si concretizza inviando al cittadino, all’impresa o al professionista quanto dovuto attraverso lettera raccomandata con ricevuta di ritorno che invita il contribuente a pagare.

Beh, ancora oggi si fa così!

Certo, non si chiama più ICI ma IMU, però il procedimento amministrativo prevede ancora la notifica di una lettera con la certezza della consegna.

Tale processo con cui avviene la notifica al contribuente potrebbe essere sostituita da un’altra, la notifica attraverso il deposito di una ricevuta elettronica.

Resisti, mi spiego meglio.

Mi riferisco a quello che noi ormai siamo abituati ad utilizzare, la nostra amata PEC (posta elettronica certificata).

Così facendo, si potrebbero risparmiare parecchi soldi, in quanto ogni notifica con raccomandata ha un costo, che è estremamente importante per l’Ente Pubblico.

Certo, per l’accertamento in modalità elettronica dei pagamenti effettuati da un cittadino, occorre ancora aspettare un po’ di tempo, per quanto la direzione sia già avviata.

Invece il passo è più breve per quanto riguarda le aziende, i professionisti, tutti coloro che possiedono una partita IVA.

Queste categorie sono infatti “costrette” da una norma ad avere una PEC o meglio un domicilio elettronico certificato.

Inoltre i comuni hanno la possibilità di accedere a un registro nazionale dove è possibile cercare l’indirizzo di un’azienda o di un professionista e già subito si potrebbe modificare e quindi inviare lettere di accertamento in modalità elettronica.

Sembra forse banale.

Ma riflettiamo un attimo su quanti vantaggi ci sarebbero se si prendesse questa decisione, la velocità nella notifica, un risparmio economico non indifferente, l’organizzazione dell’archivio digitale automatizzato.

Certo, è un piccolo passo, ma è necessario.

“Ma abbiamo sempre fatto così” si combatte con il fare, con il dimostrare ed applicare in prima persona i cambiamenti proposti.

Grace Hopper approverebbe.

The Switcher

www.marcoladiega.it

 

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