Attentato alla quiete dei dirigenti pubblici: bombe (scadenze digitali) in arrivo.

Mi chiamo Miriam. Mi sono recata, stamattina, presso una P.A. della mia città.

Un mio amico teneva un corso introduttivo sul tema “Passaggio al Digitale: adempimento o opportunità?”.

Lo scopo era quello di informare i destinatari del corso circa le prossime scadenze per la digitalizzazione della PA.

Provo allora a catturare con lo sguardo i loro pensieri, man mano che il mio amico prosegue con le slides che raccontano di questa famosa e temibile normativa,

di questo DPCM con tutte le sue versioni, questo mitico CAD (che mette paura solo a pronunciarlo) …

acronimi che generano tra alcuni una sorta di reverenziale silenzio, come se fossero parole di una ricetta magica da usare con cautela.

Un paio di loro prende appunti e rigorosamente su carta: non vedo infatti nessuno usare uno strumento digitale,

anche un banalissimo smartphone di cui sicuramente la più parte è in possesso per il rumore che emette alla ricezione di un probabile messaggio.

Il mio amico continua nell’esposizione: dopo la normativa e quindi dopo averne ricordato gli articoli più importati

(art. 40 rubricato come Formazione di documenti informatici), comma 1, del Codice dell’Amministrazione Digitale

e art. 24 del Decreto Legge 24 giugno 2014 n.90, comma 3 bis (Agenda della semplificazione amministrativa e moduli standard)

viene proiettata una slide col disegno di un candelotto di dinamite e un testo che pressappoco recita così “Le prossime scadenze sono due bombe ad orologeria!” .

In un attimo gli ascoltatori hanno un sobbalzo. Qualcosa è cambiato … “scadenze” (e per di più “digitali”!) è una parola che li inquieta perché adesso non sanno quali rischi corrano.

Dal Gennaio 2017 tutte le Pubbliche Amministrazioni formeranno “gli originali dei propri documenti con mezzi informatici secondo le disposizioni di cui al presente codice e le regole tecniche di cui all’articolo 71” ovvero i dati e documenti informatici saranno considerati i solo originali e non lo diventano stampandoli sulla carta.
Entro Dicembre 2017 “tutte le amministrazioni […] approvano un piano di informatizzazione delle procedure per la presentazione di istanze, dichiarazioni e segnalazioni che permetta la compilazione on line con procedure guidate accessibili tramite autenticazione con il Sistema pubblico per la gestione dell’identità digitale di cittadini e imprese. Le procedure devono permettere il completamento della procedura, il tracciamento dell’istanza con individuazione del responsabile del procedimento e, ove applicabile, l’indicazione dei termini entro i quali il richiedente ha diritto ad ottenere una risposta. Il piano deve prevedere una completa informatizzazione”.
Il silenzio, ora, è diventato pesante. C’è chi arriccia la fronte, cercando capire meglio le parole appena pronunciate; chi sorride cinicamente; chi annuisce interessato e chi chiede nuovamente di ripetere le date quasi a volerle tatuare nella memoria. Documenti originali? Dati?  Istanze? Procedure? Che tipo di connessione li lega alla digitalizzazione?

La bomba è esplosa: ora i destinatari sono quasi balzati dalle sedie su cui fino a un attimo prima erano sprofondati.

Il mio amico, ottimo comunicatore, continua nella sua esposizione. A volte si interrompe, a volte prova a stuzzicare la loro attenzione e via, scivola alla conclusione per sostare e rispondere così ad eventuali domande.

Tutti applaudono. Il videoproiettore si spegne ed ecco succede qualcosa… qualcuno nell’anonimato mi si avvicina e con voce timida chiede “ma questo vuol dire che entro Dicembre dobbiamo digitalizzare tutti i documenti che possediamo?” Sorrido e tranquillizzo il mio interlocutore che felice della mia risposta emette un sospiro di sollievo.

Qualcun altro allora esordisce…”eh, ma senza penali nessuno rispetterà la norma!” Anche qui, l’intervento dell’amico formatore riesce a riportarlo sui binari corretti poiché, anche senza una vera e propria sanzione amministrativa ogni ritardo può “costare caro” anche penalmente.

Da questo incontro “piovono a cascata” delle riflessioni sullo stato attuali delle nostre PA siciliane.

Poche le leggi chiare, esemplificative ed efficaci.

Pochissime le persone (addette ai lavori) che si aggiornano e sanno leggere la normativa che regola il processo di digitalizzazione.

Rare le risorse per realizzare questo passaggio epocale. Le amministrazioni si svuotano e il personale non riesce a gestire la mole di lavoro.

Quasi inesistenti i giovani addetti, menti elastiche, che riconoscono nel digitale un linguaggio familiare e non estraneo.

Non pervenuto alcun segnale circa la volontà di investire nella formazione del personale.

La formazione è essenziale per il passaggio dal mondo analogico (leggi: cataste di fogli e pile di carpette) e il mondo digitale.

Basta semplicemente leggere questo passaggio con una sola parola: opportunità.

 

F.TO Miriam Miceli

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